Presentazione al volume
Ascoltare ragazzi e genitori: la consulenza psicologica breve di sportello

Alessandra Sala
Edizioni Mimesis

 

L'idea che ha dato vita a questo libro deriva dall'incontro in supervisione con le esperienze delle allieve del Corso, giovani psicologhe attive negli sportelli di ascolto e consulenza in contesti diversi, scolastici, clinici, sociali, che si confrontano con un incarico delicato e complesso, esercitato in condizioni che richiedono una grande capacità adattiva e creativa, oltre che impegno e disponibilità.
Gli sportelli d'ascolto consentono di fornire un breve, essenziale aiuto evolutivo a chi, ragazzo, adulto, genitore, attraversa una fase di transizione o un momento complicato della vita, e di identificare precocemente situazioni a rischio che necessitano di invio alla presa in carico clinica.
Brevità e focalizzazione costituiscono gli elementi qualificanti di questi interventi, che richiedono una competenza articolata. Fornire consulenza psicologica agli sportelli implica l'abilità di costruire già nel primo colloquio una buona alleanza di lavoro, la capacità di identificare velocemente un focus su cui concentrare l'attenzione, di contenere ansietà spesso molto intense, e un'adeguata gestione della fine, in modo che anche un aiuto psicologico molto breve possa realizzare un'esperienza maturativa, capace di restituire senso alla problematicità emozionale che può accompagnare il percorso evolutivo delle persone.
Alla diffusione degli sportelli, riconosciuti come una sede di prevenzione del disagio psichico e sociale, si accompagna la continua riduzione degli investimenti e la carenza di risorse pubbliche per la cura, l'assistenza, la prevenzione attraverso interventi educativi, socializzanti, terapeutici e supportivi per i bambini e i ragazzi. Per questo, quando i problemi vengono precocemente rilevati, spesso chi lavora in prima linea non è certo di poter avviare alle prese in carico che ritiene necessarie, e anche questo è un lascito pesante.
Abbiamo voluto valorizzare questi interventi, per il loro cruciale valore preventivo, e meglio comprenderne la specificità e complessità dalla prospettiva di un approccio al lavoro di consulenza psicologica ad orientamento psicoanalitico. Manca infatti una definizione precisa ed una sistematizzazione metodologica per gli interventi in setting di sportello, che si differenziano anche molto per le diverse declinazioni che possono assumere in ragione della qualità della formazione, dell'esperienza e del mandato di chi vi opera.
Nati con obiettivi di prevenzione nei contesti di vita e lavoro delle persone, considerati come interventi di base, vengono spesso affidati a giovani psicologi, anche grazie al fraintendimento ampiamente diffuso che gli interventi "di primo livello" non richiedano competenze specializzate, cosa che può forse essere vera se non si fa coincidere il termine "non specialistico" con "semplice". Nella realtà, proprio perché si lavora "in avamposto", agli sportelli si incontrano persone, ragazzi o adulti, che presentano una gamma molto diversificata di problemi e disagi, e che possono avere aspettative diverse riguardo il tipo di aiuto che ricercano o sono in condizione di utilizzare, per cui appare irrinunciabile un assetto capace di riconoscere i diversi funzionamenti mentali che accompagnano le richieste e di modulare di conseguenza conduzione e finalità dell'incontro.
Da questo punto di vista, il lavoro allo sportello consente allo psicologo una possibilità straordinaria di esperienza professionale, un'opportunità di apprendimento e messa alla prova stimolante, per quanto impegnativa e complessa.
Forse la difficoltà specifica maggiore riguarda proprio la capacità di restare all'interno del setting definito e a termine dell'intervento, tollerandone il limite senza rinunciare alla possibilità di fornire un aiuto evolutivo, per quanto parziale, ai ragazzi e agli adulti che si confrontano con una difficoltà significativa, evitando di restare intrappolati dalle seduzioni opposte della semplificazione da un lato e della patologizzazione dall'altro.
Dal punto di vista della formazione dello psicologo questa attività richiede di disporre di buone capacità relazionali ed empatiche, tali da facilitare la sintonizzazione con le modalità comunicative delle persone, e di una cornice di riferimento teorico chiara e coerente, che permetta di orientarsi all'interno delle comunicazioni degli interlocutori. Sono necessarie una buona conoscenza della psicologia evolutiva e del ciclo di vita, per identificare prontamente le questioni connesse con la fase ed i compiti evolutivi che le persone stanno attraversando, e una solida competenza diagnostica che, per quanto non direttamente e prioritariamente perseguita, si attiva nell'ascolto e contribuisce a informare sulle possibilità di un superamento spontaneo delle difficoltà attuali o sulla necessità di invio ad una presa in carico clinica.
La formazione ad orientamento psicoanalitico, che addestra all'osservazione partecipe e all'ascolto della propria risonanza emozionale interiore oltre che alle parole dell'altro, può essere di grande aiuto nell'orientare e modulare l'assetto di fronte ad ogni diversa richiesta di aiuto, e sostiene lo psicologo nelle specifiche abilità che il lavoro breve di primo contatto richiede. Si tratta infatti di mantenere uno stato mentale aperto alle comunicazioni profonde, non semplificare o banalizzare le questioni presentate, e nello stesso tempo rispettare la realtà del setting in cui si opera e i limiti di tempo di cui si dispone per lavorare con quella persona, restando centrati sugli obiettivi perseguibili in quel contesto. E' proprio grazie alla possibilità di contenere nella propria mente le contraddizioni che il setting breve impone, che lo psicologo può facilitare anche nei suoi interlocutori il contatto con i contenuti emozionali che richiedono di essere considerati senza sollecitare un'inopportuna dipendenza.
Un intervento di ascolto e aiuto psicologico anche molto breve non affronta necessariamente questioni "di superficie": proprio la consapevolezza di disporre di un numero ridotto di incontri può favorire aperture rapide ed inaspettate. Come Winnicott ha magistralmente dimostrato, anche un solo colloquio può risultare trasformativo quando riesce a permettere l'espressione di temi significativi ed il contatto con le ansietà ed i bisogni emozionali che attendevano di essere comprese.: proprio
Gli interventi brevi necessitano d'altra parte di una particolare abilità, proprio in ragione dello scarso tempo a disposizione, per cui occorre ricercare un equilibrio tra la necessità di essere tempestivi nella comprensione per proporre riformulazioni che aiutino ad individuare un focus su cui centrare l'attenzione, ma non affrettati, col rischio di fornire risposte banalizzanti o superficiali. Questo richiede allo psicologo la capacità di tollerare il contatto con contenuti mentali dolorosi ed ansietà rilevanti senza esserne travolto, competenza che appare nello stesso tempo strumento elettivo di lavoro e primo obiettivo da realizzare nell'incontro, l'obiettivo minimo irrinunciabile secondo Copley (1990), il contenimento delle ansietà, essenziale per creare le condizioni per poter cominciare a pensare insieme al proprio interlocutore alla natura delle questioni da affrontare.
Al lavoro di consulenza viene quindi estesa la concezione che prevede applicati al lavoro breve i fondamenti dell'approccio psicoanalitico: attenzione alla dinamica relazionale per come si sviluppa nel "qui ed ora" della seduta, agli elementi che rivelano gli aspetti transferali e controtransferali, al contenimento delle ansie proiettate, mentre la tecnica propria del metodo psicoanalitico viene adattata e declinata in conformità al tipo di setting e ai suoi obiettivi specifici.
I contributi che compongono il volume si articolano in una parte teorico-metodologica che evidenzia le specificità dell'intervento,e ne discute gli aspetti tecnici: assetto del clinico, setting, qualità dell'ascolto e dell'alleanza, focalizzazione, uso di transfert e controtransfert, modalità di intervento e contenimento, e una raccolta di esperienze che esemplificano gli aspetti caratterizzanti la consulenza psicologica breve negli sportelli per adolescenti a scuola, e negli sportelli genitori in diversi contesti istituzionali.
Si delinea così un modello che concepisce il colloquio come un'esperienza intersoggettiva di incontro, e realizza la consulenza psicologica come una proposta di ascolto e riflessione condivisa che restituisce senso alla problematicità emozionale, comportamentale o sintomatica che può accompagnare il percorso evolutivo di tutti gli individui: piccoli, giovani, adulti.

 

 

 

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