Giornata di studio 16 maggio 2026 SPP Adulto Milano

Il narcisismo non riguarda solo la patologia psichica ma tutti noi, la nostra vita, il nostro rapporto con noi stessi, con i nostri amori, i nostri genitori e i nostri figli. Non c’è ambito del nostro funzionamento psichico e sociale che non sia interessato dalla questione del narcisismo. René Roussillon esplora le conseguenze dell’introduzione del concetto di “narcisismo” sulla metapsicologia psicoanalitica e in particolare sulla teoria delle pulsioni in relazione all’Io. L’autore ripercorre l’evoluzione teorica del concetto a partire da Freud, avvalendosi di un’ampia letteratura scientifica, e mette in luce le tensioni e i paradossi che attraversano la psicoanalisi postfreudiana, rimodellando la nostra comprensione del mondo psichico. Il testo propone a clinici e ricercatori una riflessione approfondita sui mutamenti della soggettività e le loro implicazioni attuali nelle pratiche di cura psicologica.

 

René Roussillon rilegge il narcisismo in modo molto diverso da Freud o Kohut. Per lui non è “quanto ti ami”, ma “come tieni insieme il tuo Sé quando l’altro manca o fa male”.

I Quattro pilastri del narcisismo secondo Roussillon:

1. Narcisismo = funzione di coesione
È il lavoro psichico che garantisce il sentimento di esistere, di essere continui nel tempo. Se funziona, senti di essere “tu” anche quando sei solo. Se crolla, emergono angosce di annientamento, di caduta, di svuotamento.

2. Si costruisce nell’intersoggettività
Il narcisismo primario non è dato. Nasce se la madre/ambiente fa due cose:
– Risponde ai bisogni del bambino → il bambino sperimenta di avere un effetto sul mondo.
– Sopporta l’assenza in modo pensabile → il bambino può creare una rappresentazione dell’oggetto quando non c’è.
Se questo fallisce, restano “zone bianche”: pezzi di esperienza non simbolizzati, non pensabili.

3. Narcisismo di vita vs narcisismo di morte
– Narcisismo di vita: lega le esperienze, dà senso, permette di investire oggetti. È il piacere di esistere.
– Narcisismo di morte: slega, svuota, mira al grado zero di eccitazione. Compare quando l’esperienza è stata troppo traumatica per essere rappresentata. Il ritiro autistico è una forma estrema di narcisismo di morte: meglio non sentire nulla che rischiare la disintegrazione.

4. Il paradosso e il lavoro del negativo
Roussillon studia i casi “limite”. Dice che il trauma narcisistico nasce da messaggi paradossali: l’altro è presente fisicamente ma assente psichicamente, o ti chiede di non esistere per fare stare bene lui. Il bambino non può simbolizzare questo e lo “agisce” con il corpo o con il ritiro. Il “lavoro del negativo” è la patologia che nasce da ciò che non è potuto avvenire nella psiche.

Come cambia la clinica
Con pazienti dal narcisismo fragile, l’analista non interpreta subito. Prima deve:
1. Sopravvivere agli attacchi senza vendicarsi né crollare
2. Prestare il proprio psichismo per dare forma a ciò che il paziente non può pensare
3. Trasformare il non-rappresentato in qualcosa di dicibile. Questo si chiama “funzione simbolizzante” dell’analista.

Nota su autismo: Roussillon non spiega l’autismo con il narcisismo. Usa però questo modello per capire perché alcuni bambini si rifugiano in un mondo auto-sensoriale: quando il narcisismo primario non si è costituito, l’altro è vissuto come minaccia di disorganizzazione. Il ritiro diventa protezione estrema.

 

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